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Renato Vigo

 

La vigorosa vocazione plastica degli esordi, senz' altro protesa verso percorsi deformanti di dichiarata fede espressionista, chiarirebbe l' impossibilità dell' artista ad aderire al verbo paesistico trionfante nella compagine del Novecento Livornese, oscillante tra il divisionismo di inclinazione simbolista e le nuove sintesi luminose. Lo confermano alcuni paesaggi ascrivibili tra la fine del quinto e gli inizi del sesto decennio del Novecento, dove il superamento di tale sintesi prolunga la visione , pur di registro ancora naturalistico, in un universo simbolico dominato da colline e sinuosità marine che ripropongono l' eterno binomio sessuale, di li a poco declinato in direzione macabra e visionaria, e dove le contorsioni insistite dei rami riecheggiano, sì, il dramma cosmico di certe deformazioni espressioniste, ma già pronunciano con straordinaria intuizione un più moderno lessico di inedita libertà formale.

 

Estratto da "Renato Vigo. Profilo storico-critico"

(La stagione del surrealismo in Toscana) a cura di Francesca Cagianelli , Ed ETS

 

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